di Andrea Turco
Ho iniziato a fare boxe a ottobre, dopo sei anni di karatè volevo provare qualcosa di nuovo, qualcosa di più intenso. Ho iniziato per gioco e non ho minimamente pensato che, dopo solo quattro mesi, mi sarei ritrovato a praticarla a livello agonistico. Fin dalla prima lezione ho capito che quello era lo sport giusto per me, dove poter sfogare la mia energia che, come dicono tutti quelli che mi conoscono, sembra infinita. Ho messo i guantoni e iniziato a tirare pugni al sacco.

I miei allenatori mi hanno insegnato la posizione da tenere durante l’allenamento al sacco e i tre colpi fondamentali nella boxe: jab o affondo, montante e gancio. Dopo un mese ho iniziato a fare sparring, cioè simulare un combattimento vero con un altro pugile. Lo sparring è stato il momento in cui ho potuto mettere in pratica le tecniche che ho imparato in palestra.
I miei allenatori erano entusiasti di me ma per me è stato tutto molto naturale, perché il karate mi aveva già insegnato come ricevere colpi e soprattutto a vincere la paura di essere colpito. Ho fatto il mio esordio al teatro del casinò di Sanremo a marzo. Ho combattuto con un ragazzo di 13 anni, Ettore, che aveva già disputato diversi incontri. Ricordo la musica, gli spettatori, le telecamere, l’adrenalina prima di salire sul ring. Due riprese, due minuti intensi e poi… la vittoria! Ricordo la mia gioia, quella dei miei familiari e dei miei allenatori mentre tornavo a casa con la mia prima medaglia d’oro.
Quest’estate è stata un estate diversa dalle altre perché gli altri anni quando la scuola finiva chiudeva anche la palestra invece quest’estate non ho mai smesso di allenarmi. L’ultimo incontro è stato a Milano il 29 giugno. Sono partito la mattina presto con i miei allenatori che come sempre mi ripetevano “Ricordati Andre, sul ring… testa e cuore”. Questa è una frase che viene ripetuta spesso nella mia palestra per insegnarci che un pugile per vincere deve usare soprattutto la testa, per riuscire a capire l’avversario e a prevedere le sue mosse e il cuore per affrontare l’avversario senza paura, senza mollare mettendo tutta la propria energia nel combattimento. Solo un pugile “con testa e cuore” è un pugile completo.
Quel giorno a Milano faceva caldissimo, in palestra c’erano 36 gradi ma io e gli altri pugili che erano partiti da Rapallo con me ci siamo comunque allenati e preparati per l’incontro. Ho combattuto tardi, ero l’ultimo della giornata, ero stanco, accaldato ma felice come sempre prima di salire sul ring. Il mio sfidante si chiamava Marco e aveva la mia età. Ho ottenuto un pareggio, secondo i miei coach ingiusto perché meritavo la vittoria perché l’arbitro più volte ha dovuto fermare l’incontro perché il mio avversario era in difficoltà, una volta è andato al tappeto, un’altra è stato accompagnato dal suo allenatore, ma io ero felice lo stesso perché ogni incontro insegna qualcosa.
Quest’incontro mi ha insegnato che la vittoria non è la cosa più importante, quello che conta è essere certi di aver dato il massimo e soprattutto divertirsi ed essere felici. Ho passato gran parte dell’estate in palestra ad allenarmi in vista del prossimo incontro che si terrà a Rapallo il 28 settembre. Per molti miei amici allenarsi in piena estate mentre tutti sono al mare è un sacrificio troppo grande ma per me non lo è perché amo la boxe, amo l’adrenalina che si prova prima di salire sul ring.
Molte persone hanno un’idea sbagliata della boxe, pensano che sia solo prendersi a pugni ma non è così. La boxe è sempre stata definita una “nobile arte” perché richiede disciplina, rispetto delle regole e un profondo rispetto per l’avversario. Più che uno sport per me è un modo di vivere.
In questi giorni mi hanno comunicato le date dei nuovi incontri, quest’ inverno girerò la Liguria e tra pochi giorni un giornalista sportivo mi farà un’ intervista per il prossimo incontro che si terrà nella mia città. Solo dieci mesi fa entravo in palestra credendo di fare boxe semplicemente a livello amatoriale, tutto è accaduto all’improvviso perché infondo le cose belle arrivano così inaspettate e improvvise.
E ora… guantoni pronti e si parte verso il prossimo incontro!
