La formula vincente del campo estivo

di Sara Longinotti

Anche quest’anno la mia parrocchia ha organizzato il campo estivo a Villanoce, un paesino della Val D’Aveto. Per me era già il quarto anno. Sono stata con i miei amici per sei giorni in una struttura abbastanza grande, dall’aria accogliente, nuova e con un piccolo cortile, dove abbiamo praticato dei giochi divertenti, come “scalpo”. Si gioca tutti contro tutti: ognuno ha infilato nel pantaloni una piccola striscia di stoffa o corda, detta scalpo, che spunta dalla cintura sul fianco, e con una mano tenuta dietro la schiena, deve cercare di rubare lo scalpo a qualcuno senza però farsi rubare il proprio.

Le giornate sono trascorse tra gite nei boschi, giochi e tanta compagnia. Per me il più divertente è il gioco “Lancia Rossa”. Per chi non conoscesse questo gioco ora provo a spiegarlo: è un gioco dove si viene divisi in due squadre e ognuna ha il suo campo. Una è di colore rosso mentre l’altra è blu e ciascuno ha un numero legato dietro la schiena del colore della propria squadra. L’obiettivo è riuscire a prendere la bandiera avversaria, senza farsi rubare la propria, portarla nel proprio campo, il tutto senza farsi vedere il numero, altrimenti si viene eliminati e bisogna tornare alla base per prendere un nuovo numero. 
Già dal primo giorno siamo stati divisi in due squadre: i “Verdi” e i “Bordeaux”. Io, insieme ad alcuni miei amici, ero stata inserita in quest’ultima. Per ogni atto di gentilezza che compivamo, per ogni partita vinta dalla squadra, al gruppo veniva aggiunto un punto. Purtroppo, alla fine della settimana, la mia squadra ha perso per un solo punto, però eravamo lo stesso fieri di noi.

Il bel tempo ci ha permesso di fare due escursioni. La più bella, ma anche la più stancante perché abbastanza lunga è stata alle Cascate di Ravezza, delle magnifiche, rumorose e fredde cascate e al Lago delle Lame, un lago limpido, dall’acqua cristallina, pieno di pesci e con un odore umido e frescolino. E’ in questi luoghi che per esempio giochiamo a Lancia Rossa.

Le giornate erano veramente molto piene di attività. Una sera abbiamo guardato un film che si chiama “Non abbiam bisogno di parole”: la protagonista è Sarah Toscano ed è un film che parla di una ragazza che vive in una famiglia che non sente e non parla e lei è l’ unica in famiglia che invece riesce a fare entrambe le cose. La sua vita è piena di impegni tra scuola e problemi familiari. Un giorno si iscrive al corso di canto della scuola e questo le cambia la vita. La scena che mi ha colpita, è quella dove il padre (sordo), cerca di capire cosa sta cantando la figlia appoggiano le dita sul suo collo perché in quel modo l’uomo ha veramente capito la sua dote. Questo film mi è piaciuto molto, soprattutto per i suoi significati, perché parla di crescita personale, che a volte è difficile da superare, il valore dell’ inclusione, ma specialmente che diventare adulti richiede il coraggio di inseguire la propria strada e i propri sogni.

Gli educatori avevano deciso che l’ultima sera ci sarebbero stati degli spettacoli, che potevano essere delle scene comiche, delle imitazioni o dei balletti. In due giorni io e le mie amiche abbiamo scelto di preparare un balletto da mostrare durante la sera del penultimo giorno. Abbiamo usato una parte del brano Aria, creando una bellissima coreografia. E’ stato divertente anche creare il balletto perché abbiamo tutte collaborato e ognuno proponeva le sue idee. C’era una giuria che doveva votare ogni scenetta del gruppo e noi siamo arrivate seconde a parimerito con altre due ragazze.

Questa piccola “vacanza”, oltre che essere una bellissima settimana da passare con i propri amici, è un’ esperienza in cui impari ad essere più autonomo e responsabile di ciò che fai. Ad esempio c’è un giorno in cui, insieme ai compagni di squadra si deve pulire e sistemare la camera, apparecchiare, sparecchiare e servire ai tavoli e tanti altri lavori. Io ero già abituata a svolgere questi lavori domestici e non ho provato fatica nel svolgere i lavori, tranne nell’ asciugare il pavimento del bagno perché era tutto bagnato e per pulirlo avevamo solo le scope.
Questi sono stati sei giorni in cui ho creato dei bellissimi e indimenticabili ricordi ma dove sono anche cresciuta avendo imparato molte cose.